Scusa, lo dico sempre.

Cosa mi sta succedendo non lo so. Nulla mia sale, solo mi abbassa. Forse sono già troppo alta? E allora perchè sono incapace? Perchè mi sento sterile, noiosa, voluttuosa, incauta.

A chi importano queste parole? A nessuno, nemmeno a me. Mi sento così scontata, così banale. C’è tanta gente che scrive meglio di me, che soffre più di me e allora chi cazzo deve meritarsi di perdere cinque minuti a leggere queste minchiate depressive, autoreferenziali, fine a se stesse. A nessuno, ma io con nessuno sto bene. Mi illudo che sappia comunicare, che sappia trasmettere qualcosa che invece rimane sempre dentro di me, come la campana della chiesa di una grande città.

Voglio “l’altro”, il rapporto è fatto di almeno due persone ma io ho troppa poca fiducia in me stessa per comunicare qualcosa a te, ma chi cazzo sei! Vorrei anche smettere completamente di scrivere cazzate su questo finto blog, che è semplicemente un diario fintamente non segreto, sto facendo finta di riuscire a COMunicare.

 

Scusate la perdita di tempo.

Scusa, lo dico sempre e lo penso ancor di più.

Periodi in cui soffri la noia

Ci sono periodi in cui non puoi annoiarti, perchè se ti annoi sei perso e muori, dentro. Qualcosa si è allontanato da te ma tu sei rimasto fermo lì e “sai che oggi io non volo più e mi fa male un po’ la testa ogni volta che penso a te, sarà che non rimpicciolisci anche se ti allontani da me” Dente stai passeggiando vicino a me. Mi accorgo solo ora di quanto sia importante avere occupazioni, e di quanto mi faccia paura la futilità in questa vita fatta di utilità. Anche il sabato sera è utile, serve al divertente. Ma allora, cosa non serve? Cosa serve? Come faccio a non annoiami?

La noia mi fa paura.

Alla ricerca di cose futili, ma utili.

 

Metriotes con molte “te(u)”

Un vecchio proverbio indiano dice “sposta l’elefante e vedrai meno grigio”, io penso:

Sposta l’elefante e metti un gatto, sposta il gatto e metti un piede, lascia il piede e metti anche l’altro. 

Ora, tutto è più stabile. Tutto dipende da quanto i tuoi piedi poggiano a terra e e da quanti colori vedono i tuoi occhi. “Metriotes” dicevano gli antichi, Orazio l’ha conservato e i manuali di latino ce l’hanno trasmesso. Piccole cose, cose odiate a volte, che però ti aiutano ad appoggiare i piedi. Così puoi saltare.